VIAGGIO NEI LUOGHI DELL'ALLUVIONE. IL CENTRO DI GENOVA
Mi risulta difficile aggiungere qualcosa a tutto ciò che la stampa borghese ha
pubblicato, sin da subito, sull'alluvione dello scorso nove ottobre a Genova;
per dare un'idea di come fosse la situazione nei minuti del diluvio, mi pare
utile riprendere il testo di una mail, inviatami nei giorni scorsi da un
compagno abitante nel quartiere di Marassi: eccolo.
"... personalmente posso dirti che con P. e V. ci siamo salvati per puro
caso dal restare intrappolati e forse chissà dal salvare la pellaccia. In via
Clavarezza era un fiume in piena e dove ho posteggiato la vettura era ormai
completamente allagato, sono riuscito ad arrivare in tempo per portare fuori la
mia piccola vettura e così riuscire a salvarla (la compagna P. aveva già messa
in salvo la sua). Certo sono macchine, ma considerando che sono costate
sacrifici e costano sempre, abbiamo tentato il possibile per salvarle ed è
andata bene! Sono scivolato un paio di volte, in via Bertuccioni e poi aggrappandomi
ad un palo della segnaletica stradale mi sono rialzato, poi di nuovo in corso
De Stefanis mentre attraversavo: le strade di Marassi non erano più strade ma
fiumi in piena..."; e dire che - con tutto il rispetto a lui dovuto - il
compagno in questione non è esattamente un fuscello!
Ormai sono passati più di dieci giorni, e la città lentamente sta tornando alla
normalità: il materiale depositato dal torrente Bisagno nelle zone inondate è
stato spalato via dai così detti 'angeli del fango', ed anche il servizio di
trasporto pubblico sta riprendendo il normale andazzo; soltanto la
metropolitana, al momento, risulta disagiata, essendo ancora limitata a piazza
Di Negro per problemi idrogeologici nella zona della stazione ferroviaria di
Genova Piazza Principe.
Nonostante tutto quanto è stato fatto dai volontari - che, a differenza delle
istituzioni, si sono sin da subito messi in moto per rendere agibili le strade,
le cantine dei palazzi, i negozi, colpiti da questa calamità in-naturale - i
danni sono immani.
Moltissime persone, soprattutto negozianti, hanno perso tutto: ci sono poi
ventisei famiglie, circa sessanta persone, che - in val Polcevera, esattamente
in via delle Tofane, nel quartiere di Rivarolo - sono state evacuate dalle
proprie abitazioni per il crollo di una strada sulla facciata di un palazzo, e
non sanno se e quando potranno tornare in possesso dei loro appartamenti: si
parla di quattordici/sedici mesi, ma conoscendo i tempi delle autorità
pubbliche si teme molto di più.
Ma la situazione più critica, a diversi giorni dagli eventi alluvionali,
continua ad essere quella del piccolissimo rione, alle spalle della stazione
ferroviaria di Brignole, conosciuto come Borgo Incrociati; arrivando dal
fabbricato sopra citato, all’entrata di questo piccolo gruppo di case si notano
due negozi letteralmente spazzati via dalla furia dell’acqua, la stessa che ha
posto fine alla vita di un ex infermiere in pensione: si tratta del forno e
della caffetteria.
Addentrandosi, poi, nelle due stradine che corrono parallele e costituiscono il
reticolo stradale del rione, la situazione è tutt’ora pesante: tutte le
attività presenti sono finite sott’acqua, l’odore del fango persiste ed è
ancora assai penetrante, e adesso i proprietari degli esercizi commerciali sono
intenti a provare a ricominciare; c’è da credere che questa gente, notoriamente
ostinata, riuscirà comunque a rialzarsi in piedi.
Forse la cosa più curiosa, ma anche maggiormente lancinante, che si incontra
nel visitare questo luogo è un drappo bianco con la scritta nera appeso davanti
all’entrata di un’osteria: “Il Medioevo. Ieri: 2011. Oggi: 2014. Domani: ? Io
non ci sto”; il messaggio racconta la disperazione di qualcuno che ha subito la
seconda alluvione in tre anni, ed ora urla la propria rabbia, dovuta certamente
- oltre che perché in questi tre anni chi di dovere non ha fatto nulla per
mettere in sicurezza la zona - anche al fatto che al momento deve ancora
ricevere l’indennizzo da parte delle istituzioni per l’evento precedente.
Infine, mi sembra necessario segnalare come quella di Borgo Incrociati non sia
l’unica situazione ancora critica del centro cittadino; davanti alla stessa
stazione ferroviaria sopra citata le cose non vanno molto meglio: via XX
Settembre, via Fiume, via Brigata Liguria - una delle poche strade ancora
chiuse, almeno in questa parte della città - e via San Vincenzo, hanno subito
danni simili.
Si vedono negozi completamente svuotati dall’impetuosità delle acque, altri che
espongono la merce in qualche modo salvata in mezzo alla strada; ma soprattutto
si ascoltano i cittadini che urlano la propria rabbia contro le istituzioni che
li hanno lasciati nuovamente soli: “gli unici che si sono visti sono stati i
ragazzi volontari”, mi spiega Giancarlo Balduzzi, titolare dello storico
negozio di dischi - è nato nel 1965 - Disco Club di via San Vincenzo.
Genova,
21 ottobre 2014
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com